Una montagna australiana

Prima edizione

Dati di base

Prima edizione Mondadori, marzo 1992. Pagine 249. Copertina rigida e sovracoperta. In sovracoperta Kees Van Dongen, Siesta, 1918. ISBN 88-04-35741-X.

Quarta di copertina

Diffido dei risvolti. Fatte poche eccezioni, i risvolti hanno contribuito a screditare i libri e più ancora i romanzi: promettono e non mantengono, imboniscono, involgariscono e, come se non bastasse, invocano la complicità di grandi ombre indifese. Flaubert, Dostoevskij, Cechov, Kafka sono gli antenati menzionati con maggior frequenza: ho fruito anch’io di questo sciacallaggio, però sono grato soltanto a Roberto Calasso che, per La troga, ha fatto il nome di John Belushi. Di fronte allo sfarzo dei risvolti, i lettori sprovveduti si smarriscono, i lettori avvertiti si sdegnano: e il romanzo soccombe, a onta dei serti di prezzemolo che lo decorano nei circoli letterari e altrove.

Vorrei tentare un discorso sincero sino all’ingenuità. Questo libro non è un capolavoro, non è neppure bello, anche se diventa bellissimo nel confronto con il fiotto di banalità e di sofisticazioni letterarie che a ogni equinozio si rovesciano sulle librerie: tuttavia Una montagna australiana ha il merito di raccontare una storia e di descrivere personaggi credibili. Può interessare, può divertire, può aiutare a trascorrere una serata. Vi è un certo Rodolfo, un parente stretto di Belushi (l’io narrante, come dicono le persone colte), e Rodolfo sembra avviato a una tranquilla esistenza borghese: ha moglie, un figlio dolce e strampalato, qualche soldo, qualche amante, ha una posizione all’interno di una società finanziaria… Tutto scorre su binari di confortante normalità e tutto fa presagire che, a tempo debito, il paradiso coronerà una vita così intrisa dal catrame mastronardesco; senonché l’incantesimo si spezza, irrompe sulla scena Kate, una ragazza semplice e disarmante il cui fascino è quello della verità. A poco a poco le bolse certezze che avevano sorretto Rodolfo vengono meno e il suo mondo si sfalda, senza che emerga una alternativa attendibile; la disfatta del protagonista si consuma sulle rive del Tamigi, in una clinica londinese, dove Kate perde il bambino voluto per aprire la nuova era.

Una montagna australiana intreccia due fili: una vicenda sentimentale, una love story che constata una volta di più l’esaurimento della sudditanza femminile e che si conclude a sorpresa, con amarezza; una vicenda di costume, di truffe colossali, di ruberie orribili, con due personaggi che tengono banco, il professor Benvenuti e S.E. Califano, espunti peso peso dalla variegata fauna cui la partitocrazia ha affittato l’Italia. A chi avesse dubbi sulla plausibilità delle cose raccontate rammento che questo romanzo è quasi una autobiografia: certo i dati anagrafici e fattuali sono inventati e io sono stato più onesto, più accorto e più fortunato di Rodolfo, ma nessun riferimento a episodi realmente accaduti è casuale.

Questa confessione può chiarire perché io non amo Una montagna australiana: vi sono troppe tracce della mia vita e io non amo la mia vita. Impossibile ricominciare, inutile riscrivere: non c’è più tempo.

l’autore

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